giovedì 29 aprile 2010

the worlds funniest commercials

Brian Eno - St. Elmo's Fire

mercoledì 21 aprile 2010

domenica 18 aprile 2010

zSHARE video - the_simpsons_2115_watchxonline.flv

zSHARE video - the_simpsons_2115_watchxonline.flv

Quelli che...

Oggi mi sono arrabbiato: per l'apatia del PD che non fa niente e non sfrutta il nuovo momento difficile all'interno del PDL e per le nuove notizie riguardandi un possibile coinvolgimento di Papa Giovanni Paolo II (santo subito) nella vicenda pedofilia...

Quindi per non pensare a queste cose che mi tolgono l'appetito ho pensato a quelli che quando si mettono con una morosa nuova mutuano i suoi interessi e le sue opinioni. Da ferventi leghisti diventano critici nei confronti della politica di Berlusconi, da fan dei cinepanettoni cominciano a commentare l'ultimo film di Woody Allen con frasi come: "Molto interessante l'uso del rapporto di coppia per far emergere la conflittualità sempre presente nell'animo umano..." oppure da tifosi sfegatati passano a essere critici del calcio, perché in fondo è solo 22 uomini in mutande strapagati che corrono dietro a una palla di pelle...

Penso anche a quelle che improvvisamente vanno tutte le domeniche allo stadio, che passano i pomeriggi al MotorShow o alle mostre di Go-Cart, che guardano i film di Alvaro Vitali e Pippo Franco dicendo: "Non so perché non i ho mai apprezzati prima, sono molto divertenti"...

Penso che poi dopo qualche anno non ha molto senso domandarsi come mai non "mi sento più me stesso" e che  ha ancora meno  senso dirsi "questa relazione mi ha annullato" o chiedersi: "Ma chi sono io?".

venerdì 16 aprile 2010

domenica 28 marzo 2010

Amore. Quanta ipocrisia nell'uso di questa parola.

Il partito dell'amore. Negli ultimi due o tre mesi ci hanno invaso le case e le teste con parole d'ordine quali: amore, odio ecc...
E' già stato sottolineato come applicare le categorie dell'odio e dell'amore ai politici non sia adeguato se non pericoloso. Io non voto una persona perché la amo, ma perché mi rappresenta o perché dovrebbe rappresentarmi. La voto perché sostengo le sue idee che in qualche modo dovrebbero approssimare le mie. Se questa persona non mantiene le sue promesse o si comporta in un modo che non rispecchia il mio pensiero, allora non la voterò più. Quando votiamo una persona dovremo essere poi i suoi più feroci critici. Dovremmo continuare a verificare il suo lavoro e capire se ha meritato e se meriterà ancora il nostro voto.
L'odio e l'amore non centrano nulla.
Nonostante questo continuiamo a sentire le farneticazioni del nostro Presidente del Consiglio; non ultimo questo messaggio elettorale. Berlusconi:"Fai la cosa giusta. Tra la cultura dell'amore e quella dell'invidia, tra la cultura di chi vuole il bene degli altri e l'odio, scegli la libertà, la tua libertà. Vota il Pdl"

Giusto per sottolineare l'ipocrisia delle persone del partito dell' "amore", vi posto qualche link interessante:












venerdì 5 marzo 2010

In Cold Blood - A sangue freddo

Autore: Truman Capote - Anno: 1966


"A sangue freddo" è il racconto in stile giornalistico di un omicidio di massa. Non è un romanzo di fantasia, si basa su fatti realmente accaduti e raccolti con precisione e dedizione in anni di ricerche. Proprio l'adesione con la realtà rende il libro di Capote un piccolo capolavoro. Mano a mano che si procede nella lettura si capisce che se la storia fosse frutto di fantasia non potrebbe essere convincente, solida, reale e credibile. Il fatto che i fatti narrati siano realmente accaduti rende questo romanzo appassionante e spaventoso allo stesso tempo.

L'omicidio della famiglia Cuttler ha terrorizzato l'America degli anni '50: una famiglia benestante, l'incarnazione del sogno americano, viene massacrata in una notte senza che nessuno si accorga di niente, senza motivo e senza che vi sia la minima pista da seguire per gli investigatori. Improvvisamente, un piccolo paese del Kansas - Holcomb -  trova il proprio sistema di valori e certezze messi in crisi. All'improvviso nessuno si sente al sicuro, il male ha preso forma: non è più una rappresentazione biblica, astratta e lontana dalla vita vera, è ben identificabile, presente; è un'eminente famiglia inspiegabilmente massacrata. Il motivo ricorrente della prima parte del libro è "se è accaduto a loro, può accadere a tutti". Forse proprio questo, unito all'assenza di spiegazioni o di un motivo per il massacro, è quanto ha terrorizzato il Kansas e l'America in quel periodo.

La prima parte del libro può essere riassunta con la frase "The American dream turning into the American nightmere". Il sogno americano diventa l'incubo americano. Il racconto è molto suggestivo, dipinge un quadro dettagliato delle abitudini della famiglia Clutter. La narrazione continua con la descrizione delle persone coinvolte nella storia, intrecciandosi con le testimonianze degli abitanti del luogo. Tutte le interviste, tutti i dettagli sono stati raccolti fedelmente e quindi sono il più possibile aderenti alla realtà.  Il capitolo si intitola: "Gli ultimi a vederli vivi". Il capitolo si chiude la mattina del ritrovamento dei cadaveri.
"The curtains hadn't been drawn, and the room was full of sunlight. I don't remember screaming. Nancy Ewalt says I did - screamed and screamed. I only remember Nancy's Teddy bear staring at me. And Nancy. And running..."
La seconda parte si apre con la descrizione dei killer. L'apparente normalità dei loro comportamenti è a tratti agghiacciante. La prosa di Capote sempre fluida e coinvolgente ci porta dal Kansas al Messico, dai bordelli agli hotel, dai piccoli furti ai piccoli tentativi di trovare lavoro. Narra la vita dei killer dopo l'omicidio e la loro vita precedente. Ci riporta lettere ricevute e spedite, racconti dal carcere, racconti dei genitori. Ci illustra il passato di Perry e Dick, questi i nomi degli assassini. L'analisi del passato ci guida attraverso un'analisi psicologica di queste persone, ma comunque non permette di capire il perché del massacro. Perché, perché, perché… questo si vuole e si cerca di capire.

La terza parte è forse la più agghiacciate: la confessione dell'omicidio e la descrizione di come è avvenuto. Non sono i dettagli, per quanto macabri, a colpire la nostra immaginazione e a stringerci lo stomaco, ma la normalità con cui gli omicidi sono stati eseguiti. le motivazioni di questo gesto sono incomprensibili, la successione degli eventi ci terrorizza per la sua casualità. Un ingranaggio viene messo in rotazione e poi nulla si può più fare per fermarlo. Sembra che la catena di eventi sia inarrestabile, che qualcosa di superiore governi le azioni dei killer rendendo tutto inspiegabile e spaventoso. Tutti sappiamo come stanno andando le cose, tutti sappiamo il destino della povera famiglia, eppure fino all'ultimo istante speriamo che gli omicidi non avvengano. Fino all'ultimo istante tutto appare troppo insensato, non possiamo credere che le cose siano andate proprio in quel modo. Non possiamo accettare quel tipo di male, dobbiamo trovare un significato, dare una spiegazione: odio personale, invidia, vendetta… qualcosa… e invece nulla di questo emerge, lasciandoci con la sensazione di essere alla mercé di un destino avverso e incontrollabile.

La quarta e ultima parte ci riporta i dettagli del processo e della detenzione di Perry e Dick. Ci parla delle famiglie dei detenuti. Ci racconta del giudice, della giuria, delle persone di Holcomb e di come vivono la loro vita presente.
La condanna a morte degli assassini apre la strada ad una riflessione morale e giuridica sulla pena di morte.
Alla fine, forse abbiamo capito che l'omicidio non sarebbe mai avvenuto se non ci fosse stato un gioco di ruolo tra gli assassini. La rivalità tra due personalità contorte e di difficile lettura ha portato al massacro di quattro innocenti. Come dice Perry prima di essere giustiziato: "Non so perché ho ucciso quelle persone, non mi avevano fatto nulla, non le conoscevo, mi avevano trattato bene, diversamente da tutti gli altri nella mia vita. In quel momento sentivo che la famiglia Clutter doveva pagare per quello che mi è stato fatto".

giovedì 4 marzo 2010

The crazies

Regia: Breck Eisner - Anno: 2010 - Giudizio: *1/2



In una cittadina sperduta nel continente americano, composta da mille abitanti, quasi tutti agricoltori, cominciano ad accadere degli strani fenomeni: un contadino si presenta con un fucile ad una partita di baseball, un padre di famiglia tenta di uccidere moglie e figlio con un coltello… Sostanzialmente, a causa di un non meglio precisato virus o battere gli abitanti stanno diventando pazzi. La pazzia sembra sia portata attraverso l'acqua che arriva nelle case.

Questo è quanto basta per capire di cosa parla questo film. Ovviamente la trama è del tutto inverosimile, ma non si pretende che questi film si avvicinino alla realtà. Il problema grosso sono i vuoti logici da una situazione all'altra, l'inconsistenza della storia e del susseguirsi degli eventi. Gli attori sono discutibili, in particolare il protagonista principale, ossia lo sceriffo. I dialoghi sono poveri e scritti male, il regista sembra dire: "Purtroppo devo farli parlare, ma un film muto sarebbe stato meglio". La risoluzione degli enigmi viene proposta in modo inaspettato e improvviso, non ci sono spiegazioni, non ci sono conseguenze. E' tutto un po' buttato là.

Citazioni. Il film è un'accozzaglia di riferimenti ad altri film di genere. L'inizio è totalmente aderente a "E venne il giorno"; l'accostamento con questo bel film è costante per tutti i primi 10 minuti. Poi ritroviamo degli elementi di "Signs" pur non centrando niente gli extraterrestri. La città messa a ferro e fuoco, ricorda molto da vicino alcune scene viste in "1997 fuga da New York" e alcune atmosfere di "30 giorni di buio". Le scene nel campo di concentramento dove vengono detenuti (per circa 20 secondi) i "pazzi" sono un insieme degli ultimi film horror (ad esempio: Saw, the orphanage, fragile). L'idea iniziale della deportazione e del contenimento dei pazzi si avvicinava molto a quanto descritto da Saramago in "Cecità", ma poi l'idea viene abbandonata e non approfondita. Poi si prende a piene mani da "28 giorni dopo": la fuga in auto, i paesaggi deserti, l'idea di famiglia improvvisata, l'esercito come nemico. Ci sono molti riferimenti al recente "The road": le bande di strada e l'idea di isolamento.  Infine, grandi riferimenti a tutta la trilogia degli zombie di Romero. Invero, i "pazzi"  ad un certo punto si trasformano in zombie; le scene alla stazione di servizio sono chiaramente ispirate da "Zombie" il secondo capitolo della trilogia e il super-zombie con cui si scontra il nostro sceriffo somiglia molto al leader in "La terra dei morti viventi". I militari crudeli sono vicini a quelli de "L'Alba dei morti viventi". Le situazioni in auto spesso ricordano "La notte dei morti viventi". Insomma tutto il Romero che conta per gli spaventi e nulla del Romero che ci spiega come gli zombie infine non siano tanto peggio o forse addirittura meglio degli esseri umani. Ovviamente non c'è l'ombra di una morale o di un insegnamento di qualsiasi genere.

Nonostante la critica efferata devo dire che il film riesce nel suo intento: spaventare. La tensione è costante e alcune scene sono molto fantasiose e ben studiate. Diversamente da altri horror, questo non annoia o non fa divertire involontariamente lo spettatore. Se si riesce ad accantonare la razionalità e la voglia di capire cosa sta succedendo o la necessità di dare una spiegazione alle cose che vediamo, alla fine è possibile divertirsi e non pensare ad altro.

Guarda il trailer su YouTube.

domenica 28 febbraio 2010

Hitchcock night: Frenzy e Rope (Nodo alla gola)

Ci sono serate in cui non c'è molto da fare. Fuori piove ed è freddo... tanto freddo. Niente di meglio di una pizza e un po' di vecchi film che si è sempre detto di aver visto, ma che in realtà non si è mai guardato veramente.

Stasera è stato il turno di "Frenzy" (1972) e di "Rope" (1948).



Franzy è un ottimo (ma stiamo parlado di Hitchcock!) thriller; parla di un serial killer che uccide varie donne soffocandole con una cravatta. Ottimo intreccio e suspance. La direzione lascia di sasso... la scena del secondo omicidio è molto interessante: la telecamera indietreggia dal luogo del delitto fino alla strada tutto nel silenzio più assoluto, si vede molto poco, ma si capisce tutto. Memorabile.Si lasciano ad intendere i problemi dell'assassino con la madre, ma questo aspetto non viene mai analizzato fino in fondo.

Rope o "Nodo alla gola" in italiano è un film corto e di molti anni fa che porta benissimo la sua età! Tutto il film è girato durante un dinner party in un'unica stanza e la realizzazione è stata molto complessa per l'allora giovane Hitchcock. Il tema del film tratta la domanda: "E' l'omicidio sempre una cosa mostruosa o a volte è lecito?" Se è lecito, entro quali circostanze? Esistono esseri intellettualmente superiori che possono "giocare" con la vita d'individui ritenuti inferiori?
Gli attori sono molto bravi a rendere la tensione e il dramma. Inizialmente il film doveva anche trattare tematiche omosessuali ma i tempi erano troppo immaturi per questo. Notevole e appassionante... da non perdere!

venerdì 26 febbraio 2010

Avatar

Adesso mi sembra questa la realtà, e il mondo reale la fantasia. Avatar
Tornando a casa dal laboratorio dove lavoro, mi ha colpito un pensiero: "Sto forse diventando un Avatar?".
Un Avatar di me stesso, un essere che esiste nella realtà-reale quanto nella realtà-virtuale; sono ancora sicuro che la mia vita "virtuale" rispecchi la vita "reale", che sia solamente una trasposizione di me stesso in un altro contesto?

Ormai è noto ai più che la maggior parte di noi vive due vite: una reale e una virtuale. Potremo definire la vita reale come composta dall'insieme di relazioni che intercorrono tra noi e le persone che ci circondano, persone con le quali interagiamo senza ausili tecnologici. La vita virtuale è composta sempre da relazioni con persone, con le quali però interagiamo grazie alle rete Internet… semplificando la cosa.

Finora ho sempre pensato che la mia vita virtuale fosse una trasposizione di quella reale, un ausilio grazie al quale potevo prolungare i rapporti con gli amici, un'appendice di quanto succede quando sto con gli altri…
Grazie a Skype posso parlare con gli amici di sempre senza dover aspettare di vederli, con Facebook possono sapere cosa sto facendo o cosa vorrei fare e possiamo decidere dove e quando incontrarci, con Twitter possono sapere cosa sto pensando o viceversa e così via.

Mi rendo conto però che il tempo che passo con gli amici "virtuali" è molto più di quello che passo con gli amici "reali". Parlo di più con le persone via Skype che al bar davanti ad un caffè. Comunico i miei stati d'animo su Facebook e aspetto commenti… Comincio a chattare per ore con persone che ho visto solo una volta di persona. Le emozioni, i sentimenti non sono meno veri… ma sono in qualche modo filtrati. Sento l'alienazione data dallo schermo e data dall'affidare me stesso e quanto sto pensando, a una tastiera. Mi pare di vivere una meta-realtà dove io e le persone con cui parlo siamo rappresentazioni delle vere entità che stanno dietro lo schermo.

Adesso più che mai ho bisogno di relazioni vere, lontane dal Web. Ho la necessità di toccare e di sentire le persone con cui sto. Ho la necessità di sentirmi vero ed esposto per quello che sono, senza filtri. Non voglio mostrare di me una foto venuta (a volte) bene; voglio mostrare me stesso. Insomma, è tempo che la vita "reale" occupi almeno il 51% del tempo e che quella virtuale torni ad esserne un - valido, divertente, utile - supporto.

A Single Man

Regia: Tom Ford - Anno: 2010 - Giudizio: ***



Più che un film un piccolo quadro. La fotografia è curata e a tratti deliziosa. L'uso alternato di colori vivaci o spenti a sottolineare lo stato d'animo del protagonista non è nuovo ma sicuramente d'effetto. L'interpretazione di Colin Firth è da Oscar, ammesso che si consideri l'Oscar come un riconoscimento. I dialoghi sono pochi e sommessi, ma di grande efficacia. La trama è scarna, ma colpisce al cuore.

Alla fine ne sono uscito con l'impressione di non averlo capito fino in fondo ma allo stesso tempo mi sentivo più ricco. Forse ho realizzato, una volta di più, che i momenti più sereni della vita son quelli che condividiamo con chi amiamo. E che forse non amare nessuno è come sbattere le porte in faccia alla felicità.